I mezzi di comunicazione straripano di diete di tutti i tipi, che consigliano tutto e il contrario di tutto: da quelle mono-cibo o mono-vitamina a quelle iperproteiche o ipoproteiche, passando per le fruttariane, le vegane, e chi più ne ha più ne metta. Molte di queste diete hanno la caratteristica di essere estremamente specializzate, alcune addirittura volte alla salute di un solo organo (mandando in rovina tutti gli altri). Da questa bagarre cerca di tirarsi fuori la macrobiotica, che tende alla salute di tutto l’organismo ma soprattutto parla anche del suo contorno, ossia dello stile di vita che deve favorire il cammino verso la salute.
Premetto che non condivido totalmente il pensiero e l’azione della macrobiotica come ce l’hanno fatta conoscere in occidente vari divulgatori come George Ohsawa o Michio Kushi (spiegherò in futuro il perchè; piuttosto preferisco Wilhelm Hufeland, che coniò il termine), ma mi interessa la linea di pensiero: attingere dalle varie culture millenarie dell’umanità e gettare le fondamenta di un vivere sano. In pratica mi interessa non solo gran parte del contenuto ma soprattutto il metodo. Volendo anzi allargare lo sguardo, la macrobiotica “orientaleggiante” che dagli anni ’60 del secolo scorso ha interessato milioni di persone nel mondo può essere considerata come una corrente di un progetto più vasto, che va allargata per ampliare l’etimologia profonda del proprio nome (“lunga vita”) e arrivare ad un significato più moderno: macro-vita, la vita nostra in armonia con ciò che ci circonda.
Detto questo, non si può vivere solo di massimi sistemi. Infatti la macrobiotica prevede che tutto vada messo in pratica, e soprattutto armonizzato, nel luogo e nella società in cui si vive.
Ecco perchè ritengo che la nostra alimentazione non debba basarsi solo su prodotti o tecniche di preparazione tradizionali dell’Oriente, ma su quelli radicati nella nostra tradizione mediterranea.
Per fare qualche esempio pratico e comprensibile a chi si è appena avvicinato alla macrobiotica: zuppa di miso, tamari, gomasio, alghe, un uso smodato della soia non avranno in questo blog un ruolo fondamentale, mentre lo avranno ad esempio le nostre verdure tradizionali, la frutta, l’olio extravergine di oliva, il pane e la pasta (prodotti nel modo corretto ovviamente!).
Un comportamento equilibrato, comunque, rifugge gli estremismi, e dunque ben venga ogni tanto qualche ottimo piatto orientale, se ci piace e si armonizza con la nostra dieta! La macrobiotica prevede infatti che oltre ad adattarla alla nostra area geografica dobbiamo renderla adatta alla nostra individualità, e dunque ognuno può avere la dieta macrobiotica più giusta per sè, poichè non siamo tutti uguali.


Che goduria questo blog!!!! Da un paio d’anni mi sono incamminata sulla strada della “macrobiotica” ma questa sfaccettatura più innovativa mi piace veramente tanto.
Complimenti
Da: Rosa su 15 marzo 2010
alle 12:43
Grazie! E come ti trovi dopo due anni di macrobiotica? E’ facile seguirla, secondo la tua esperienza?
Da: pades su 16 marzo 2010
alle 23:06
ciao
ho scoperto da poco questo blog ma ho già finito di leggere tutti gli articoli e non vedo l’ora di leggerne altri!
ho sentito parlare, oltre che della macrobiotica di Ohsawa & Co, anche di un riadattamento italiano fatto da Mario Pianesi, che ne pensa?
Da: Broccolo su 5 dicembre 2010
alle 15:42
Grazie!
La macrobiotica pianesiana ha il merito da aver tentato di adattare i criteri della macrobiotica stile Ohsawa alla nostra cultura e area geografica, è ammirabile anche se personalmente la trovo un po’ rigida nelle regole, e il mio carattere le regole troppo strette le digerisce male. Ma se ad esempio fossi in giro e mi proponessero di scegliere se mangiare in un ristorante convenzionale anche sopraffino o in uno dei Punti Macrobiotici (i ristoranti-negozio che applicano e vivono la macrobiotica pianesiana) andrei al Punto Macrobiotico senza pensarci due volte… E’ comunque interessante da conoscere.
Da: pades su 6 dicembre 2010
alle 13:17
Ciao a tutti,
replico all’articolo relativo alla Macrobiotica. Frequento UPM da parecchi anni
e vi scrivo per esperienza personale e perchè ho seguito numerose
iniziative UPM e corsi di cucina.
NON c’è assolutamente uso smodato di soia o derivati (evidentemente
chi ha scritto l’articolo ha le idee molto confuse sulla Macrobiotica) e alcuni
prodotti giapponesi si usano solo perchè fanno bene e non esiste
un equivalente nella cucina mediterranea (almeno quella odierna).
Esempio, il tamari, è ricco di enzimi se fatto secondo la ricetta tradizionale.
Poi bisogna vedere cosa si intende per verdure nostrane. Il pomodoro????
Ma quella è roba americana, non c’entra con la nostra cultura.
Estremismi?? Ma secondo voi quante sono le persone sane oggigiorno?
Avete mai visto le statistiche sulle malattie moderne??? Fanno paura!!
Questi sono estremi altro che la Macrobiotica.
A mali estremi estremi rimedi se vogliamo.
Ciao e invito tutti a documentarsi bene prima di esprimere opinioni
assolutamente infondate e basate solo sulla storia recente.
Da: Andrea su 22 febbraio 2011
alle 13:10
Ciao Andrea,
premetto che ho sempre ammirato il lavoro di Mario Pianesi (per chi non lo sa, “UPM” sta per “Un Punto Macrobiotico”) pur non condividendone le idee al 100%, come ho già detto diverse volte. Detto questo, non ho per niente le idee confuse sulla macrobiotica, della quale si trovano i primi spunti già in Ippocrate, e che non può e non deve essere legata all’impronta orientaleggiante che ha avuto per molto tempo. La macrobiotica è una vita il più possibile naturale (dunque non solo alimentazione) di una persona nel proprio bacino geografico di appartenenza, meglio ancora se i suoi avi hanno vissuto lì da sempre. Dunque può esistere una macrobiotica nordeuropea, una macrobiotica centroafricana, una macrobiotica sudamericana, una macrobiotica cinese (ricchissima di tradizioni) ecc. ecc. La macrobiotica in generale è un metodo, che va poi applicato e localizzato, spesso caso per caso, e al giorno d’oggi va mediato con la scienza.
Un uso smodato della soia non è mettere qualche goccia di tamari sul riso, ma voler a tutti i costi usare la soia per tutto, dal latte, al miso, al tofu, in tutti i pasti, tutti i giorni, cosa che peraltro UPM non fa, dunque non capisco perchè ti senti toccato in questo.
Il pomodoro (ne ho già parlato diffusamente) dovrebbe impensierirci (ma non lo fa) più che altro perchè è una solanacea, non perchè è americano, e questo con la cultura non c’entra. Se gli Etruschi e i Romani, grandi botanici, avessero avuto per le mani una pianta di pomodoro ai loro tempi chissà cosa ne avrebbero tirato fuori, e ora farebbe parte eccome della nostra cultura, perchè da noi cresce bene.
Sugli estremismi penso tu abbia travisato la frase che ho scritto, sai? Vuol dire che ogni tanto qualche prugna umeboshi, una banana, un avocado, un piatto cinese posso mangiarlo, la dieta non deve essere una prigione, ma una strada: ogni tanto posso camminare nel campo, ma sulla strada si viaggia meglio. Gli estremismi sono SEMPRE pericolosi, e alla lunga spesso inutili perchè vengono abbandonati più facilmente.
Ogni intervento è benvenuto, ma invito a dibattere solo sui contenuti, non sulle competenze. Ho coniato il termine “macrobiotica mediterranea” nel 1990, e un po’ da allora mi sono documentato.
Da: pades su 23 febbraio 2011
alle 13:08
Caro Pades,
replico alla tua replica.
Ripeto che a mali estremi estremi rimedi!
Prova a farti un giretto negli ospedali e chiedi alla gente
che cosa ha mangiato e fatto tutta la vita!
Stiamo morendo…..purtroppo, questa “grande” civiltà che pensa
di poter mangiare qualche banana e qualche avocado e poi
prendersi la prugna umeboshi per contrastare l’eccesso fatto.
E’ pura arroganza…. i fatti lo dimostrano. Stiamo male e staremo
sempre peggio
Ti consiglio di leggere Oshawa…. a me ha aiutato molto a
capire certe cose.
Buona giornata
Andrea
Da: Andrea su 26 maggio 2011
alle 09:39
Andrea, ti vedo un po’ pessimista!
Comunque gli estremi rimedi sono inapplicabili, proprio perchè estremi…
Hai mai provato a far cambiare anche solo una parte di alimentazione a qualcuno? Incontri una resistenza incredibile perchè le abitudini di una vita sono difficili da cambiare. Bisogna spiegare i motivi di ogni cambiamento (e convincerli), spiegare perchè una certa cosa va bene e l’altra va male, devi dare l’esempio, insomma non è facile. Ma a forza di insistere qualcosa cambierà… siamo qui per questo. Ma senza strappi o forzature, se no non si risolve niente. La teoria (Ohsawa compreso) è sempre bella, ma bisogna applicarla… e lì viene il difficile.
Buona giornata anche a te.
Da: pades su 26 maggio 2011
alle 16:38